

Rimuovere la benda dopo due ore e lavare il tatuaggio con acqua fresca e sapone neutro. E' importante mantenere il tatuaggio ben pulito!
Non coprire il nuovo tatuaggio con altre bende, meglio mantenerlo areato per favorire il processo di cicatrizzazione. Questa fase è di fondamentale importanza per la buona riuscita del tatuaggio.
Evitare per almeno le prime settimane il contatto con acqua di mare, di piscina e qualunque altra fonte di infezione.
Durante il primo mese evitare un'esposizione diretta e prolungata ai raggi solari.
Non grattare l'eventuale crosta che verrà a formarsi sul disegno perchè cadrà da sola.
Dopo la doccia e in qualunque momento della giornata in cui la pelle "tira" spalmare un leggero strato di vasellina.
Coprire il tatuaggio con dei vestiti freschi e puliti.

Uno degli aspetti tipici che si affrontano nel parlare di questa pratica sono le condizioni igieniche nelle quali operarla e le accortezze indispensabili a evitare la contrazione di malattie e infezioni. La prima regola da seguire è rivolgersi esclusivamente a centri che rispettino le indicazioni date dal Ministero della Sanità: utilizzare solo strumenti sterilizzati, evitando per esempio le pistole spara orecchini soprattutto se si vanno a forare cartilagini (nell'impatto si crepano internamente). Questo arnese, derivato da quello per forare le orecchie al bestiame (!),non è sterilizzabile a causa della sua costruzione stessa, e diventa così un potenziale portatore di contaminazione incrociata di virus e batteri molto pericolosi. Inoltre, l'impatto della punta arrotondata del gioiello provoca un foro lacerato, nella maggior parte dei casi di difficile guarigione. Molto meglio un ago monouso, che, fra le altre cose, provoca meno dolore.
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Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l'uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui esso è radicato ha potuto rappresentare ad esempio sia una sorta di carta d'identità dell'individuo, che un rito di passaggio ad esempio all'età adulta.
Tatuaggi terapeutici sono stati ritrovati sulla Mummia Otzi (ca. 3300 a.C.) ritrovata nel 1991 sulle Alpi italiane, altro ritrovamento con tatuaggi anche piuttosto complessi è quello dell'" uomo di Pazyryk " in centro Asia con complicati tatuaggi rappresentanti animali.
Tra le civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio fu l'Egitto ma anche l'antica Roma, crocevia di civiltà, dove venne vietato dall'imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al cristianesimo ("Non vi farete incisioni nella carne per un defunto, ne vi farete tatuaggi addosso. Io sono il Signore" Levitico 19.28').
Altri popoli che svilupparono propri stili e significati furono quelli legati alla sfera dell'Oceania, in cui ogni particolare zona nonostante, le similitudini, ha tratti caratteristici ben definiti. Famosi quelli Maori,ed inoltre fra i popoli del monte Hagen, giapponesi, cinesi e gli Inuit anche se praticamente ogni popolazione aveva suoi caratteristici simboli e significati.
Nella zona Europea dopo che per motivi religiosi venne praticamente proibito, venne "riscoperto" al momento delle navigazioni della zona oceanica (ad es. James Cook).
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Il piercing ha, probabilmente, origini antiche o preistoriche. Lo scopo principale sarebbe stato distinguere i ruoli assunti da ogni membro all'interno della tribù, al fine di regolare i rapporti tra i vari individui sia nel quotidiano che durante le cerimonie, rendendo immediatamente palese tutta una serie di informazioni sull'individuo e al suo rapporto con il gruppo di appartenenza.
In particolare, il piercing all'ombelico è nato in Egitto; gli antichi Egizi lo utilizzavano come segno di regalità. Il piercing ai capezzoli, il cosiddetto nipples, era molto probabilmente diffuso già tra i centurioni romani come segno di virilità e coraggio; inoltre veniva spesso utilizzato dalle antiche donne romane, poiché considerato un modo per abbellire ed ingrandire i seni. I marinai di un tempo credevano che forare il lobo acutizzasse la vista (utile, dato che il posto di vedetta era fra i più ambiti) e portavano orecchini d'oro, potenziale compenso per chi, se fossero morti in mare, avesse seppellito il corpo restituito sulla spiaggia: il loro spirito, altrimenti, avrebbe vagato inquieto per l'eternità. Pare inoltre che i marinai che accettavano rapporti omosessuali comunicassero la loro disponibilità al resto della ciurma portando l'orecchino, a differenza di tutti gli altri, al lobo destro.
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